Arte e Storia

Scartata l'ipotesi che il nome sia una contrazione della locuzione 'praesens est ilie' usata nell'appello giornaliero degli schiavi 'damnata ad metalla', nelle miniere della zona, il nome viene dagli studiosi quasi comunemente fatto derivare dal latino 'praedium' (podere, fondo rurale). Da nomi di proprietari di fondi o poderi derivano probabilmente i nomi di quasi tutte le contrade o frazioni in cui è diviso il territorio come Rubiago, Versignana, Zernago o Zornago, Macenago, Ardezzano, Quintilago (forse fondo di una famiglia Quintilia) ecc. Il Bottazzi sottolinea: «Il passaggio da un 'predei' o piccoli poderi, ad un Presei (nome dialettale di Preselie) è molto più attendibile di un presunto passaggio da un 'pradesei' o piccoli prati a un Presei». G. Rosa ricorre anche al termine 'presa' nel senso di assegnazione all'uso privato dei gahagium, gazzi o gaz cioè boschi e selve del demanio pubblico del quale c'è ricordo nel nome di Gazzane. Ma anche il termine 'presa', viene dai più fatto derivare da 'preda' e cioè da praedium. Senza dire che con atto anno 1771 si vendeva in Val Camonica una «presaglia o sia ragione di piantazzo». Nel Polesine presa = terreno prosciugato con canali; in Toscana: presella = piccolo appezzamento di terra messo di recente a coltura; in dialetto bresciano: vangà a presa = vangare interrando il letame onde poi seminarvi granoturco, ortaggi. In carte medievali presa significa anche 'divisione di beni comuni a vari vicini' termine che si giustificherebbe dalla presenza delle diverse contrade. Collegata alla supposta presenza di condannati 'ad metalla' è la supposizione registrata da Matteo Maternini che il nome derivi dal latino 'prae exilium'. 
Attraversata a quanto sembra da sentieri preistorici e poi da un'importante via romana non mancarono insediamenti sia pure non numerosi. In passato si è pensato che l'origine del paese fosse dovuta ad una colonia di prigionieri che lavoravano nelle miniere del monte Visello, sorvegliati da legionari. Detti prigionieri, la notte, venivano riuniti in un castrum o castello che sorgeva dove ora c'è l'attuale contrada Piazza. È comunque documentata la presenza di Roma.
Dietro al coro della nuova casa parrocchiale lo Gnecchi trovò un'ara (alta m. 1 e larga m. 0,57) in pietra locale degli inizi del Il secolo con iscrizione di Mesa Monilia Severa per sè, il marito, il figlio Aurelio Ursione, la figlia Orsola e il figlio Sestilio. Poco lontano sulla strada da Pregastine a Forno di
Odolo venne trovata un'altra iscrizione che ricorda il veterano romano Marco Ulpio Recepto. Scartata l'ipotesi dello sfruttamento delle miniere in epoca romana al quale vennero riferiti i toponimi citati, sembra ora più valida l'ipotesi del Brocchi e cioè che il periodo dello sfruttamento nelle valli bresciane risalga all'epoca longobarda.
Tipicamente longobardo è il nome già accennato di Gazzane (da gahagium = bosco demaniale). Del resto demaniale dovette essere gran parte del territorio passato poi al vescovo di Brescia, come riferisce un documento del 13 novembre 1200 che accenna ai diritti di caccia del vescovo con relativi obblighi sul Visello. Di proprietà vescovile dovevano essere probabilmente anche le
miniere di galena (piombo e argento) esistenti nel territorio e specialmente in località Pirla, Bamboi e Visello e per le quali nel 1244 i nobili Sala o De Salis stipulavano una convenzione secondo la quale si obbligavano a mantenere 'in loco Preselliarum', due gastaldi col compito di fare «rationes inter medallos et laboratoribus medallorum» e comporre società «super venam argenti Preseliarum, quae vena debeat stare in comuni utilitate eorum». Analoga infeudazione faceva alla consorteria dei nob. Sala il vescovo Cavalcano Sala, vescovo di Brescia dal 1254 al 1263. Altre infeudazioni sembra siano state fatte ai nob. Ugoni. Al Visello e altrove esistettero anche miniere di rame, di carbonato e ossidato, alle quali accenna ancora la Guida Alpina della Provincia di Brescia del 1899.
Nel territorio ebbe beni il monastero di Leno. Nella 'recognitio' intrapresa il 10 aprile 1192 dall'abate Gonterio risulta che 'dominus Uguccione' sia titolare di un feudo in Preseglie di trentacinque denari. Forse si può indicare in Quintilago quel loco Quintilaci dove pure ebbe beni il monastero di Leno. Tali beni venivano confermati lo stesso anno da un diploma dell'imperatore Arrigo IV. È stata affacciata anche l'ipotesi della presenza di una casa di Umiliati che avrebbero promosso la lavorazione della lana. Il comune nacque con tutta probabilità dalla riunione delle vicinie, delle contrade ed ereditò forse dalla pieve di Bione quella «domus hospitii comunis Preseliis in contrata Pelucis» che è nominata in un documento del 16 luglio 1558, il quale attesta come, sotto il portico della stessa, si tenesse la pubblica e generale vicinia del comune e degli uomini 'de Preselis'. Sotto i Visconti dal 1364 Preseglie (nei documenti Presellis) fece parte della Quadra di Valle Sabbia e nel 1401 passava con altri comuni a far parte del feudo di Alberghino di Fusio in premio di aver guidato attraverso il Maniva a Brescia le truppe del nuovo re di Germania, Roberto di Baviera 'Il Piccolo', contro Gian Galeazzo Visconti.
Nel 1427 fino al 1797 passò sotto il Dominio Veneto. Con ducale del 19 ottobre 1440 a premio delle gesta compiute da Galvano di Nozza per la Repubblica Veneta, la Serenissima concedeva ai suoi figli Aldrighino e fratelli della Nozza, oltre a Preseglie anche le terre di Savallo, Bione, Agnosine con tutti i diritti, pertinenze e redditi. Il 5 aprile 1452, accogliendo l'istanza dei Comuni di Preseglie, Agnosine, Bione e Sabbio Chiese, il Serenissimo Principe ordina l'osservanza dei loro privilegi e poiché detti Comuni sono oberati di spese per riparazioni alle strade che collegano Brescia con Trento li esonera dall'onere dell'acconcio delle strade regali del territorio di Brescia nella porzione oltre il dovuto e dall'obbligo dell'alloggio delle genti d'arme se non in caso di necessità. All'attività mineraria si accompagnò, presto favorito dalla ricchezza di acque e dall'intraprendenza della popolazione, anche l'artigianato dei 'panni bassi' venduti nel sec. XVI non solo nel Bresciano ma anche in tutto il dominio veneto e il cui commercio del resto fu favorito dal fatto che Preseglie si trovava sulla strada 'regale' che dai confini col Tirolo scendeva a Brescia, attraverso le Coste di Sant'Eusebio.
'Fiore di tutta la Valsabbia' definiva neI 1608 Preseglie Bartolomeo Soldo di Agnosine in una relazione inviata al N.H. Vincenzo Gussoni, figlio del podestà di Brescia Andrea Gussoni. E sottolineava che: 'ha li miliori tereni' dai quali si 'racoliono biave per sei mesi e più de l'anno et vini per uso loro, il loro trafico è de pannina et tendono anche a lavorar li loro terreni'. 'Il più ricco comune che sia nella Valle' lo diceva il Da Lezze nel suo Catastico del 1609-1610. 'Ha possessioni bonissime che vale fino ducati 500 il piò, di raggione dei particolari. Ha pochi beni communi et comunali che ogni anno si convien mettere taglie in quantità per pagar le gravezze del Comune et del generale'. La decadenza dell'industria mineraria (con miniere di piombo argentifero abbandonate per la concorrenza di altre più abbondanti e per Io svilimento del prezzo dell'argento dopo la scoperta delle Americhe) e dei pannilana (i circa trenta folli «da purgar panni» che Preseglie aveva verso la metà del XVI sec., sì erano ridotti, nei primi anni del XVII sec., a quattro con un lavoro di mille pezze di panni bassi di lana all'anno, e ciò per i gravosi dazi su ogni pezza, imposti da Venezia impegnata nelle lunghe guerre d'Oriente), accentuatasi sempre più nel '600 e '700 costrinse molti abitanti a cercare lavoro nell'emigrazione. Nel '600 da Preseglie, secondo O. Rossi, andavano a Venezia come facchini e salumieri (da ciò il nomignolo di salàm) «al numero di seicento in circa». Nonostante la decadenza economica, grazie soprattutto al commercio Preseglie rimaneva uno dei principali centri della Valle Sabbia. Fra le famiglie più attive si contavano: i Mascadri, i Bettini, i Baronio, i Barghi, i Tonni-Bazza e gli Zampiceni. Nel 1756 in paese vi erano due notai, tre medici, un chirurgo, uno speziale, due trafficanti di legna. Come molti paesi anche Preseglie registrò specialmente nel '600-'700 il fenomeno del bulismo, e non mancarono delitti clamorosi come quello di Domenico Zanotti ucciso il 19 novembre 1780. In seguito a gravi fatti di contrabbando in danno dell'Austria, a risarcimento dei danni da essa subiti, Venezia confiscava il 13 agosto 1783 ben quattro case ad Agnosine. 
La povertà faceva da sottofondo come dimostrano ricerche di Caterina Soardi secondo le quali dal 1774 al 1835 si ebbero 14 casi di infanti abbandonati alla porta della casa parrocchiale o sul limitare di una chiesetta. 'Fidissima' (cioè fedelissima) a Venezia, come la definiva il Soldo nel 1608, Preseglie rimase nei secoli, anche per i forti legami con i propri emigrati, molto numerosi sulla Laguna. Per questa fedeltà il paese visse con particolare partecipazione la caduta della Repubblica. Proprio a Preseglie, intorno al santuario di San Rocco a Macenago durante l'occupazione francese avvenne un breve ma sanguinoso scontro fra truppe napoleoniche e contingenti austriaci. E toccò al presegliese Pietro Zampiceni, nunzio della Valsabbia presso il Doge, fare presente nel 1796 le condizioni dei comuni per la neutralità della terraferma veneta sotto l'occupazione napoleonica. Dopo l'insurrezione della Valle Sabbia contro il Governo provvisorio Giacobino instaurato a Brescia nel marzo 1797, Preseglie fu tra i primi con Odolo a consegnarsi al gen. Giuseppe Lechi, comandante delle truppe del governo stesso, evitando distruzioni gravi operate in altri paesi contermini. Ma anche in momenti così difficili non mancò un regolato senso di giustizia. Il 6 giugno 1799, ad esempio, durante i primi giorni di occupazione austro-russa certo Gian Maria Ligarotti detto Sciloc uccise il compaesano Nicola Nicolini, molto stimato, giustificando il delitto con la motivazione che si trattava di un giacobino e di un filofrancese.
Il sindaco Pietro Bazza con alcuni armati lo inseguì e lo catturò e lo portò dal generale austriaco Landon, di stanza a Barghe chiedendo giustizia. Il generale accondiscese e la vicinia di Preseglie, riunita d'urgenza, votò la morte dello Sciloc, che venne fucilato il giorno 7 presso il fienile della casa di Francesco Bazza. Un gravissimo fatto colpì il paese la notte del 4 dicembre 1807, quando venne ucciso sulle scale di casa il notaio Antonio Zani che aveva sposato una Toccagni, sorella del letterato Luigi, ritenuta una delle più avvenenti donne bresciane. L'uccisione venne ordinata dal suocero che assieme alla figlia voleva godere la proprietà. Vennero incarcerati almeno dieci indiziati e l'esecutore materiale, appena in carcere, fu visitato dal Toccagni il quale lo assicurò che non avrebbe salito il palco di morte. Pranzarono insieme nella cella, e poche ore dopo l'assassino moriva improvvisamente, secondo la deposizione del carceriere.
Un ruolo particolarmente importante assunse Preseglie nel 1815 con l'avvento del dominio austriaco. Mentre il 2 maggio 1798 era stato assegnato al Distretto delle Fucine con capoluogo Nozza, sotto l'Austria fino al 1859 divenne capoluogo del XVI distretto della Provincia comprendente Agnosine, Barghe, Bione, Odolo, Provaglio Val Sabbia e Sabbio Chiese. A capo del distretto era preposto un delegato incaricato dell'ordine pubblico e della riscossione delle tasse. L'800 segnò un lento progresso. Il 16 aprile 1810 aveva luogo la benedizione del nuovo camposanto che nel 1850 diveniva 'cimitero comunale'. Negli anni 1816-1817 la comunità di Preseglie conobbe, come gran parte dei paesi del Bresciano, una terribile carestia. Per venire incontro agli strati più poveri della popolazione si decise la costruzione di un tratto di strada di 1909 m. E così anche Preseglie ebbe la sua strada della fame. Durante il dominio austriaco Preseglie fu uno dei centri più vivaci di patriottismo. Nelle cospirazioni si distinsero soprattutto il dott. Giovambattista e Michele Tonni-Bazza. Amici di Silvio Moretti di Sabbio Chiese, il primo scontò nel 1822 un anno di prigione nelle carceri di San Urbano a Brescia; il secondo fu incarcerato a Milano sotto l'accusa di appartenere alla Giovane Italia. Patriota fu anche Giambattista Zampiceni che fu nel 1848 l'organizzatore della Guardia Civica. La ritirata delle truppe austriache nel marzo 1848, dapprima non ostacolata vide poi nel distretto di Preseglie una organizzazione di squadre d'uomini armati per contrastarla. Una compagnia della guardia civica del distretto di Preseglie, comandata da Giambattista Zampiceni, venne mobilitata per fare da copertura alla colonna Manara, che occupava (3 aprile) SaIò insieme a 400 valsabbini arruolati in Barghe da Nicola Sedaboni. Il paese
fu di nuovo coinvolto negli avvenimenti politici lungo l'estate. Il 7 agosto 1848, di fronte all'avanzata austriaca, da Preseglie il generale Giacomo Durando dava ordine alle sue truppe di ritirarsi per le coste di Sant'Eusebio che egli stesso, lasciato Preseglie il 10 agosto, valicava per scendere a Bovezzo e Gussago. A Brescia nelle Dieci Giornate si segnalava Bortolo Vassalini, secondo la polizia austriaca «istigatore dell'abbattimento dell'aquila, agitatore e capo delle teste turbolente che non sono particolarmente note». 
Nel 1851 erano tre i profughi politici illegalmente assenti del distretto di Preseglie. Ma anche in paese cresceva l'avversione all'Austria grazie anche a Don Luigi Crescini che divenuto parroco nel 1856, come scrive Ugo Vaglia, «fu amico di ardentissimi liberali, incoraggiò il movimento rivoluzionario della valle e propugnò l'annessione di Roma all'Italia». NeI 1859 si segnalava a Brescia nell'assistenza ai soldati malati il dott. Bortolo Zampiceni di Preseglie, direttore dell'Ospedale dei contagiosi di Sant'Antonio. Nel settembre dello stesso 1859 sostavano truppe dell'esercito piemontese, presente Pilade Bronzetti. Un ruolo di rilievo ebbe a Preseglie Achille Tonni-Bazza che fu capitano della Guardia Nazionale nel 1859 e garibaldino dei Mille. Il paese assunse particolare importanza quando con l'Unità d'Italia divenne centro di Mandamento giudiziario ed amministrativo con pretura e collegio elettorale formato da: Preseglie, Agnosine, Barghe, Bione, Odolo, Provaglio Sopra e Sotto, Sabbio Chiese. Nelle prime elezioni politiche del marzo 1860 nel collegio di Preseglie fu vittorioso Ignazio Tibaldi al quale subentrò l'avv. Bernardino Maceri di Salò che venne riconfermato nella legislatura seguente (1861-1865), passando poi le consegue ad elementi moderati come Pompeo Molmenti, Vincenzo Bettoni. Due presegliesi poco più che ventunenni il dott. Amilcare Zampiceni (1844-1906), medico
condotto in luogo e Bortolo Zanelli (1845-1923) si arruolarono nel 1866 nei corpi volontari Garibaldini. Il paese visse tuttavia anni difficili fra i quali quelli delle epidemie di colera del 1836 e del 1855 (12 vittime).
Al progresso del paese nel 1863 venne incontro l'Istituto fondato da don Gaetano Ognibene il quale considerando che la scuola maschile di Preseglie non corrispondeva né al bisogno né al decoro del paese, decideva che con tutta la sua sostanza fosse «eretto un istituto di educazione maschile». Il 7 ottobre 1883, sotto la presidenza di Giov. Pietro Nodari veniva inaugurato un giardino d'infanzia. Un nuovo asilo veniva costruito nel 1908 fra contestazioni, e nel 1993 veniva sostituito con una più ampia struttura costruita a Gazzane. L'asilo fu per decenni affidato alle suore Sacramentine. Lo sviluppo economico trovò uno dei capisaldi nel mercato che andò sempre più acquistando importanza insieme al mercato di Nozza e, dopo il 1785, a quello di Pian d'Oneda di Pontecaffaro.
Il mercato di Preseglie si è tenuto fino al 1802 a Pregastine, località di Preseglie al centro della Conca d'Oro, dove la strada reale si incrociava con le strade che portavano a Sabbio, Odolo, Agnosine e Bione. Nel 1802 il mercato fu trasferito a Preseglie nella frazione Sottocastello e ciò
provocò in paese forti proteste. Il mercato si teneva il terzo lunedì del mese e, per un certo periodo nell'800 anche il successivo martedì. Dal 1989 è diventato settimanale e si tiene il mercoledì.
L'importanza del mercato non suppli però all'impoverimento del paese. Sintomo evidente di questo disagio è l'insistenza con la quale si affrontò nel 1897 la lotta al bracconaggio. Alla fine dell'800 per sostenere l'agricoltura venne aperta una succursale della Piccola Banca Agricola Sant'lsidoro di Vobarno e nel 1902 a Gazzane veniva fondata una società di assicurazione contro la mortalità del bestiame bovino. Nel 1906 si allargava a gran parte del territorio l'illuminazione elettrica. Agli inizi del '900 vennero compiuti sforzi di sviluppo turistico e il paese veniva reclamizzando di offrire «per chi va in cerca di aria e di luce un luogo alpestre in piacevole e svariato soggiorno. È dotato di fontane di acqua purissima, una delle quali dà acqua alcalina molto indicata per le malattie di ventricolo». Nota ancora ai primi del '900 la fonte di acqua magnesiaco-ferruginosa esaltata nel '700 dal dott. Ascanio Glisenti. Problemi di collegamento vennero affrontati con l'istituzione di una linea automobilistica Brescia-Preseglie-Caffaro. La Prima Guerra Mondiale costò a Preseglie numerosi caduti. Il fante Giuseppe Stefani meritò nel 1916 la medaglia d'argento al valore. Agitato, ma non troppo il clima del dopoguerra che vide, oltre ad una presenza socialista, la fondazione nell'aprile 1919 di una sezione del Partito Popolare Italiano che fu una delle prime in Valle Sabbia.
Negli anni '20 venne riedificato il municipio, ampliato l'asilo, costruita una palestra, migliorate le strade. Negli anni '30 Preseglie fu stazione della Milizia Forestale comprendente: Preseglie,Provaglio Val Sabbia, Bione, Sabbio Chiese, Agnosine, Vobarno, Odolo. Nel 1933 su iniziativa di Pietro Angeloni nasceva il Gruppo alpini. La Seconda Guerra Mondiale richiese altre vittime. Nel 1944 il paese subì il 13 maggio un duro rastrellamento nazi-fascista contro le forze partigiane delle Fiamme Verdi. Momenti di terrore la popolazione visse negli ultimi giorni dell'aprile 1945 per il passaggio di truppe tedesche in fuga. Il Dopoguerra trovò il paese stremato. 
Unica opera per qualche anno fu la selciatura delle strade. Il 15 aprile 1959 un violentissimo incendio distruggeva il municipio. Con l'edificio, sede anche della scuola elementare, andò completamente distrutto l'archivio comunale. Il municipio e l'edificio della scuola elementare furono ricostruiti nel 1960 nella stessa area. Solo negli anni '60 il paese registrò un risveglio. Nel 1962 veniva eretto un grande monumento ai caduti in guerra. Nel 1976 veniva terminata la strada provinciale che, passando da Pregastine, collega Sabbio Chiese con Lumezzane. Segno di rinnovato sviluppo era l'8 novembre 1978 l'inaugurazione di un'agenzia del Credito Agrario Bresciano cui nel 1997 si affiancava, a Gazzane, una filiale della Cassa Rurale e Artigiana di Darzo e Lodrone. Nel 1996 i comuni della Conca d'Oro, viste le pessime condizioni dell'edificio della caserma di Preseglie, sottoscrivevano un accordo di programma per costruire a Sabbio Chiese un nuovo edificio che sarà ultimato nel 1998.
 
Tratto da: ENCICLOPEDIA BRESCIANA (Fappani Antonio)